[1] Visione sintetica della prima parte della lettera

nella prospettiva della luce (1,6-2,28).

 

Per verificare se davvero siamo nella luce, dobbiamo seguire Giovanni nei criteri chi ci dà circa la nostra appartenenza o meno alla luce e cioè:

-         Riconoscenza dei peccati e confessione in cui Gesù appare come l’unica via di salvezza: 1,6-2,2

[cf. Gv 4,42 “abbiamo udito e sappiamo (oi;damen – eivde,nai) che questi è veramente  (avlhqw/j) il Salvatore del mondo”

    -    Fedeltà al comandamento (evntolh,), in cui Gesù appare come la nostra sola giustificazione (2,3-11).

 

I credenti sono messi in contrasto

con il mondo e con gli anticristi (2,12-28)

 

-         Senza negare l’ordine normativo della morale, ma trascendendolo sempre in Gesù, confidiamo nella conoscenza del Padre (2,12-14) [segni distintivi del cristiano: perdono dei peccati, conoscenza di Cristo e del Padre, vittoria sul maligno]

-         per rifiutare il mondo in cui non vi è l’amore del Padre (2,15-17) [esortazione a non amare il mondo: triplice contrasto]

-         e vivere nel senso vero della verità che ci dona l’unzione (2,18-27). [La fede è il criterio escatologico per distinguere i credenti da quelli che si separano]

-         Grazie a questo possiamo vivere fin da ora con piena fiducia per il giorno della sua venuta (2,28).

[conclusione parenetica: esortazione a rimanere in Cristo]

 

La cosa importante in questi stadi dello sforzo spirituale a cui ci introduce Giovanni e di non rinchiuderci in alcuno di essi. Si tratta di un cammino in cui sperimentiamo nello stesso tempo l’esigenza e la dilatazione della luce (Laplace, op. cit. 57).

 



[1] Cf. Malatesta, E., Lettere di S. Giovanni. Testo originale greco disposto in forma schematica, tr. it. V. Bernassi, Roma 1973.