La
catechesi e la missione evangelizzatrice della Chiesa
P.
Paolo Scarafoni, L.C.
Rettore Magnifico dell’Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum
L’evangelizzazione
riguarda la salvezza, cioè la vita degli uomini in pienezza, la loro felicità. Non
può essere taciuta la proclamazione del Vangelo.
In
questa breve esposizione sul rapporto fra catechesi ed evangelizzazione
cercherò di dare indicazioni pur necessariamente generiche, ma di carattere
operativo e pratico.
La
catechesi viene dopo il primo annuncio o parenesi, ed ha il compito di
consolidare il Vangelo nella vita dei cristiani. Oggi abbiamo bisogno di un
rinnovato impegno nella evangelizzazione, e quindi di un rinnovato impegno
nella catechesi. A causa dei grandi mutamenti culturali e sociali dell’ultimo
secolo, in modo particolare nel mondo occidentale e ultimamente nei paesi in
via di sviluppo, ci troviamo con frequenza di fronte a comunità cristiane
battezzate ma non catechizzate, e non di rado anche di fronte a molti cristiani
che di fatto non hanno mai ascoltato l’annuncio del Vangelo. Altri cristiani
conservano forme culturali legate al cristianesimo, il quale però non dà senso
concreto alla loro vita. Infine vi è ancora una massa enorme di uomini e donne
che non è mai stata raggiunta dall’annunzio del Vangelo, né battezzata, né
tanto meno catechizzata. La Chiesa è stata sempre molto attenta a realizzare la
catechesi per portare a compimento la conversione e la santificazione dei
cristiani. Ha preparato catechismi e predisposto numerose forme di catechesi
alcune delle quali sono entrate nella pratica abituale delle comunità
cristiane. Anche oggi è sollecita nel promuovere la catechesi. La Santa Sede è
stata molto attiva in questo compito, in ottemperanza alle indicazioni del
Concilio Vaticano II. La Congregazione per il Clero ha promulgato il Direttorio
Catechistico Generale nel 1971 in esecuzione delle indicazioni esplicite del
Concilio (Christus Dominus 44). Paolo VI ha promulgato l’Esortazione
Apostolica Evangelii Nuntiandi (8 dicembre 1975) che presenta la
catechesi come azione evangelizzatrice della Chiesa. Vi sono
state numerose pubblicazioni di catechismi nazionali e locali. Giovanni Paolo II ha messo subito al centro
dell’attenzione pastorale la catechesi: nel 1979 ha promulgato la Catechesi
Tradendae, che in continuità con la Evangelii Nuntiandi ricolloca la
catechesi nel quadro della evangelizzazione. Questa impostazione è
stata ribadita ancora più esplicitamente nella Redemptoris Missio
(1990). Possiamo dire che tutto il suo Magistero scritto o relativo ai discorsi
e omelie è un grande esempio di catechesi, ovvero di presentazione e
approfondimento della fede nelle circostanze attuali delle comunità ecclesiali
e dell’umanità. Per iniziativa del Papa e
su richiesta dei vescovi e con la loro ampia collaborazione, la Santa Sede ha
redatto il Catechismo della Chiesa Cattolica, consegnato ai Vescovi e alle
Chiese particolari mediante la Costituzione Apostolica Fidei Depositum,
l’11 ottobre 1992. L’edizione tipica latina è stata promulgata il 15 agosto
1997 con la Lettera Apostolica Laetamur Magnopere, la quale metteva
maggiormente in evidenza l’espressione corale della fede nella preparazione del
Catechismo. La Congregazione per il Clero nello stesso anno ha promulgato il
Direttorio Generale per la Catechesi.
La
catechesi deve aiutare in primo luogo a radicare la fede nei cristiani. Il
radicamento della fede avviene con l’aiuto di Dio attraverso un duplice
processo: la definizione e la professione. Tale processo deve tenere conto dei
segni dei tempi, i quali offrono preziose indicazioni alla luce del
discernimento evangelico, per la comprensione della fede stessa nella vita
reale dei cristiani nelle varie epoche e circostanze storiche.
La
definizione della fede
significa una sempre maggiore esplicitazione di essa, sulla base della fiducia
fondamentale in Cristo salvatore e in totale comunione con la tradizione e il
magistero della Chiesa. Il catechista non racconta se stesso, ma presenta la
fede della Chiesa. I cristiani fin dall’inizio si sono preoccupati di definire
la fede, e hanno composto liste di contenuti essenziali da credere per poter
vivere da cristiani e giungere alla salvezza, le quali hanno costituito il
"Credo". I Padri, i Santi Dottori, i Sinodi, i Concili, i Papi e i
Vescovi si sono occupati di chiarire la definizione e l’espressione appropriata
della fede. Oggi conserviamo due grandi tradizioni del Credo: il credo degli
apostoli, e il credo niceno-costantinopolitano. Il processo di esplicitazione
della fede va inteso in un senso di finalizzazione e di collegamento con la
salvezza; non tanto in un senso gnostico di contenuto complicato da sapere, o
peggio ancora secondo uno spirito superstizioso. Si tratta di aderire in piena consapevolezza al
Salvatore e al suo mistero rivelato. Per questo la definizione della fede
avviene anche con un processo di inculturazione che permette di trovare con
l’aiuto di Dio forme di espressione nelle varie culture.
La
professione della fede
significa l’assenso e la conferma della Verità che ci salva. La Chiesa non ha
cessato di professare la fede, custodendola con amore, e ripetendo con piena
coscienza le formule del Credo; ogni domenica professa la fede con la recita
del Credo durante la celebrazione eucaristica comunitaria. Sant’Agostino
raccomandava ai catecumeni nel discorso conclusivo di preparazione al
Battesimo, di recitare tutti i giorni il Credo. Il cristiano rinnova e conferma
la fede in molteplici momenti durante la giornata, con azioni individuali o
sociali; e soprattutto nella preghiera. Da qui si vede l’importanza di collegare la
catechesi all’insegnamento della preghiera e alla pratica della preghiera (Novo
Millennio Ineunte 32). Il cristiano professa e conferma la fede in modo
supremo di fronte agli oppositori, cioè nel martirio che è il più grande dono
di Dio. Per questo una importante forma di catechesi è la conoscenza e
l’ammirazione per i martiri. I martirologi attualizzati costituiscono uno
stimolo per rinnovare la fede dei credenti (Tertio Millennio Adveniente
37).
Il
contenuto della catechesi deve essere una esposizione chiara della fede,
secondo le verità del Credo. Come primo aspetto deve predisporre la
presentazione del mistero di Dio. È molto importante oggi mostrare la
trascendenza di Dio, ed invitare i cristiani alla fede in Lui come Creatore,
Padre e Salvatore. Aiutare i cristiani a dipendere da Colui che trascende il
mondo, a vedere tutto ciò che accade come espressione della sua Volontà e
Provvidenza. La conversione profonda
dipende dalla comprensione e accettazione della dipendenza da Dio Amore. Il
cuore dell’Antico Testamento e della predicazione di Cristo sta nell’invito a
raccoglierci intorno a Dio Padre, a entrare in comunione con Lui e a non
allontanarci da Lui fonte di ogni bene. Le grandi problematiche culturali degli
ultimi due secoli della storia occidentale sono collegate alla volontà di non
assoggettamento dell’uomo a Dio e di non comunione con Lui; e quindi all’impostazione
della vita basata sull’allontanamento e perfino sul conflitto con Lui e con i
simili: ateismo, indipendenza morale, indifferentismo, razzismo, imperialismo,
distruzioni di massa. Alcuni strati della popolazione più elevati
culturalmente, sempre più numerosi dopo la seconda guerra mondiale, sono stati
intaccati da questa mentalità; essa è stata diffusa anche fra i giovani grazie
ai mezzi di comunicazione, alla musica, ai programmi educativi, alla diffusione
del consumismo e dell’edonismo. I catechisti, pur conoscendo la predisposizione
dell’animo umano ad accogliere la verità su Dio e sull’uomo, devono tener conto
delle possibili resistenze che troveranno su questo punto. È molto importante
seguire la pedagogia del Signore che apre il cuore dell’uomo con la bontà e
l’amore. Il richiamo del Signore a tornare a Lui è sempre stato caratterizzato,
fin dall’Antico Testamento, dal suo amore. La presentazione della bontà di Dio,
della sua provvidenza e misericordia, faciliterà il processo di apertura e accoglienza.
La capacità di mostrare con il proprio esempio tale amore di Dio renderà
maggiormente credibile l’azione catechetica. Il Papa non ha tralasciato
di ricordare che oggi gli uomini, e specialmente i giovani, preferiscono i
testimoni più che i maestri.
Come secondo aspetto della esposizione della fede
la catechesi deve presentare Gesù Cristo nella sua verità conservata e
tramandata dalla fede della Chiesa: Egli è vero Dio e vero Uomo. "I
duecento anni di storia del "Gesù storico" riflettono fedelmente la
storia delle filosofie e delle ideologie di questo periodo". Il vero
Cristo è conosciuto e conservato dalla fede della Chiesa. I tentativi di
sottrarlo a questa luce lo hanno deformato secondo le ideologie e i punti di
vista filosofici e umani, e lo hanno trasformato in un mito o in un simbolo
costruito dall’uomo. In modo particolare attualmente il razionalismo ha
offuscato il dogma della unione ipostatica, cioè della vera divinità e vera
umanità di Gesù Cristo, riducendo la sua condizione a quella di un semplice
uomo e occultando la sua divinità (Novo Millennio Ineunte 22). La
conseguenza è stata che anche la sua umanità ha perso valore e significato agli
occhi degli uomini. È molto importante nella catechesi attuale tornare a
presentare con forza la divinità di Cristo, e anche continuare ad mostrare la
straordinaria bellezza della sua umanità, punto di riferimento per ogni essere
umano nella storia e nell’eternità. La
predicazione del Santo Padre costituisce un grande esempio in questo senso.
L’altro
elemento centrale della catechesi su Cristo è il mistero pasquale, la croce e
la resurrezione. La mentalità secolarizzata e "borghese" ha cercato
di spegnere e attutire il valore della croce, per ridurlo ad un incidente
evitabile. La mentalità rivoluzionaria e settaria ha trasformato la croce nella
morte eroica di un ribelle. La croce invece appartiene al mistero divino, che
trova piena accoglienza e spazio nella coscienza umana di Cristo, per
realizzare il disegno di amore e di misericordia nei confronti degli uomini e
di tutta la creazione. La croce e la risurrezione rappresentano la nascita
dell’uomo nuovo (Ef 4,24). La croce viene conosciuta in modo profondo
dai santi (Novo Millennio Ineunte 27). Il mistero della resurrezione
deve portare il cristiano ad una relazione viva con Cristo vivo, e ad una
esperienza attuale della sua presenza.
La
centralità di Cristo nella catechesi rende percorribile il cammino dell’uomo a
Dio, alla comunione con Lui. Il centro della vita spirituale e della santità
del cristiano è Cristo, il quale permette che la comunione con Dio sia concreta
e attuale per ogni uomo nella storia e nell’eternità.
La
catechesi deve proporre, come terzo aspetto della esposizione del contenuto
della fede, lo Spirito Santo come amico e consolatore. Il danno più grosso
prodotto dall’idealismo e dallo storicismo materialista è stato quello di
convincere gli uomini che il motore necessario della storia e del progresso
umano è la violenza e la ragione del più forte spiritualmente e fisicamente. I
disastri causati da questa mentalità hanno segnato profondamente il secolo
scorso, nel quale si sono consumate le violenze più inaudite e gigantesche di
tutti i tempi. La forza che soavemente può muovere il nostro spirito umano, che
può prevalere nella storia, e che ricomincia a costruire nel bene dopo i
disastri dell’orgoglio e della superbia, è la forza dell’Amore, la forza dello
Spirito di Dio, dello Spirito di Cristo. È urgente capire che è possibile fare
spazio alla forza dell’amore, fino a farla prevalere nel cammino della storia
umana. È urgente rendersi conto che tale forza esiste davvero e non si tratta
di una utopia irraggiungibile. Non possiamo meravigliarci, come si lamentava
Congar, che praticamente lo Spirito Santo sia oggi sconosciuto alla maggioranza
dei cristiani. Non abbiamo forse fatto di tutto per allontanare il suo influsso
dalla nostra storia? Tuttavia Egli silenziosamente torna a infilarsi nei cuori,
e nel vuoto lasciato dall’opera del male, e siamo convinti che operi
silenziosamente in tantissimi uomini, vincendo nel bene il male (Atti
10). Lo Spirito Santo attraverso la catechesi deve essere conosciuto negli
enunciati della dottrina: la inabitazione, la grazia, il mistero della Chiesa,
i sacramenti, il sacerdozio, il primato di Pietro, la missione ad gentes,
le virtù e i doni, la carità. Ma la catechesi deve fornire anche e soprattutto
indicazioni pratiche per la sua conoscenza concreta, la sensibilità e la
docilità nei confronti delle ispirazioni e mozioni dello Spirito Santo. Oltre a
Gesù Cristo e a Maria, i santi ci sono di grande aiuto in questo senso, come ci
ha ricordato il Santo Padre Giovanni Paolo II: gli esempi di Madre Teresa,
padre Pio, San Massimiliano Maria Kolbe, fra altri. E abbiamo anche la
vicinanza e il contatto di tante persone semplici, tanti cristiani e tante
persone di buona volontà, che vivono secondo lo Spirito di Dio, lo portano nel
cuore, e avendo allontanato lo spirito del male, procurano con la loro opera
che l’esistenza sia per fare il bene e non per recare danni agli altri. Una
delle caratteristiche della presenza dello Spirito Santo è la semplicità e la
facilità nel fare il bene, nella convinzione che il Bene definitivo sta per
venire e non bisogna scoraggiarsi fino a quel momento.
Questa
ultima osservazione ci porta a considerare un altro aspetto della esposizione
della fede fatta dalla catechesi: la vita eterna. Alla luce della trascendenza
e onnipotenza e misericordia di Dio, la catechesi presenta le verità ultime
della vita umana: la morte, il giudizio, la condizione futura dopo la morte. L’annuncio
di Dio che entra nella storia indica una maggiore responsabilità dell’uomo
nella propria esistenza, perché viene definito il bene e il male, la via
stretta da percorrere, e le azioni umane acquistano un senso di fronte a Dio
che giudica e stabilisce la condizione definitiva di ogni uomo. L’uomo non può
fare ciò che vuole, ma deve rendere conto a Dio delle sue azioni. Ci troviamo
nell’ambito della speranza per l’uomo, con la persuasione che esiste il bene e
che è possibile sceglierlo e realizzarlo con l’aiuto di Dio; e che esiste la
giustizia e che ogni cosa trova il suo posto alla luce della giustizia divina
che è unita alla sua misericordia. La risurrezione di Cristo è il segno e la
conferma di questa speranza.
L’esposizione della fede e il suo approfondimento
deve tenere conto dei segni dei tempi. Oltre alle indicazioni già offerte nella esposizione
precedente, conviene tenere presenti altri aspetti in cui la fede cristiana si
deve confrontare con le circostanze attuali, grazie al discernimento
evangelico. È oggi particolarmente urgente presentare il pensiero cristiano
sulla vita, sulla famiglia e sulla giustizia sociale, come campi concreti di
applicazione della fede in Cristo. Il contesto culturale e sociale, specialmente
in occidente, ha offuscato la percezione del valore assoluto della vita e della
persona umana; la percezione della bellezza del disegno di Dio sull’amore umano
nel matrimonio e nella famiglia. La chiara esposizione della dottrina viene
fortemente aiutata dall’esempio delle famiglie cristiane, specialmente da
quelle che accolgono con maggiore amore e generosità una prole numerosa. Sembra
molto necessario intensificare la catechesi su questi punti perché la forza di
gestire la globalizzazione può venire soprattutto dalla famiglia, la quale ha
in sé la potenzialità di portare a misura umana tale fenomeno che ora sembra di
essere in grado di annullare gli individui.
La difficile questione della giustizia sociale,
oggi in grande fermento ed espansione a livello mondiale, proprio per il
fenomeno della globalizzazione dell’economia e della comunicazione, deve essere
oggetto di forte attenzione nella catechesi. La dottrina sociale della Chiesa è
particolarmente ricca e aspetta di essere presentata e spiegata. Sulla
questione dei rapporti fra paesi ricchi e paesi poveri si gioca il futuro
dell’umanità e la possibilità della pace e dell’autentico sviluppo dei popoli.
Tale questione rappresenta una grande sfida per la catechesi, e non bisogna
nascondere gli errori talvolta commessi anche ingenuamente. Tuttavia il tesoro
che la Chiesa possiede anche in questo campo è di immenso valore, e si richiede
un ulteriore sforzo da parte dei pastori e dei catechisti per svelarlo e
presentarlo.