Matrimonio e celibato
Prof. Rino Fisichella, Roma
Per paradossale che possa
sembrare, un tratto comune che viene condiviso da chi segue la vocazione al
matrimonio e quella al celibato per il regno dei cieli è quello della
consacrazione all'amore. Ambedue le vocazioni, infatti, possono essere comprese
nel loro coerente significato solo se poste alla luce di una vocazione che fa
dell'amore lo scopo di una vita e il senso di una sequela. Quando una persona
ama veramente, cioè vive interamente per l'amore, allora non ha più alcuna
sfera privata che può riservare solo a se stesso, tanto da poter sottrarre
qualcosa all'amore. In questo orizzonte, nessuno può trattare l'amore come se
fosse qualcosa di penultimo nella propria vita; e non può neppure assegnargli
uno spazio delimitato né porgli a disposizione una parte limitata delle sue
forze. Ciò che avviene, al contrario, è un permettere che l'amore prenda il
primo posto, che assuma cioè il possesso pieno e totale della propria vita. In
questo frangente, non si può fare altro che offrire in dono alla persona amata
tutto il proprio io, con quanto si possiede. Per dirla con von Balthasar: "Lo spirito
dell'amore è uno spirito di pura dedizione e perciò uno spirito del poter fare,
avere il permesso di fare. Se l'amore è puro si volge a Dio e al fratello per
proprio intimo movimento. Esso non è niente altro che questo volgersi. Perciò
non ha bisogno di nessun'altra legge che se stesso, e tutte le leggi sono in
esso ad un tempo adempiute e superate" 1.
H. U. von Balthasar, Gli stati di vita del
cristiano, Milano 1985, 24-25.
Sia nella vita matrimoniale come in quella della
scelta celibataria per il regno dei cieli, l'amore ha il primato su ogni altra
possibile scelta che possa essere compiuta. Se non fossero realizzati alla luce
del primato dell'amore, i due stati di vita rimarrebbero nell'ambiguità perché
sottesi sempre al ricatto di una scelta privata e non di una vocazione che
chiede di essere seguita.
Se si vuole, ciò che costituisce
la matrice comune per ambedue gli stati di vita è una reale e concreta
consacrazione all'amore. Chi vive di questa consacrazione nel matrimonio, potrà
realizzare la forma suprema della libertà; egli, infatti, non farà la sua volontà,
ma quella della persona amata. La sua più grande ricchezza non consisterà in
altro che nel ricevere quanto la persona amata gli offre e dona. La sua
fecondità più efficace sarà quella di ricevere la persona amata tanto da
divenire un unico corpo. Chi si consacra allo stesso amore nella via del
celibato potrà vivere e interpretare le stesse condizioni nella via dei
consigli evangelici. La sua
libertà più grande sarà quella che si fa forte dell'obbedienza più radicale
perché ci si affida all'amore come forma concreta di esistenza; la ricchezza
più desiderata sarà quella che si fa forte della povertà che nulla possiede e
trattiene per sé, ma tutto accoglie come puro dono; la fecondità sarà quella di
una rinuncia ad agire per sé per essere capace di rendere feconda solo la
parola che si accoglie e di cui si vive.
Una tale forma di amore vissuto nel matrimonio e nel
celibato richiede di porre a fondamento la fedeltà. Essa diviene la forma
visibile dell'alleanza e dell'impegno assunto come donazione perenne di sé in
un amore che non conosce tramonto perché vissuto alla luce del "per
sempre" in una donazione che tutto da senza nulla chiedere in cambio